Legni e lavorazione

Cinque essenze europee, stagionate con pazienza, unite con incastri e protette da finiture che si rinnovano a mano. Qui spieghiamo come lavoriamo e come prenderti cura di un mobile in massello.

Una pagina lunga: usa i collegamenti qui sotto per andare dritto a ciò che ti interessa.

Cinque campioni di legno massello in fila su pietra serena: rovere, noce, frassino, castagno e ciliegio

umidità alla lavorazione 8-10%

Le cinque essenze

Ogni legno ha un carattere diverso. Lo scegliamo in base a quello che il mobile deve sopportare: il peso di una famiglia a tavola, l'apertura continua di un cassetto, la flessione di uno schienale.

Rovere

Quercus robur, Quercus petraea

Il legno da mobile per eccellenza in Europa: pesante, compatto, con una venatura decisa. Tagliato di quarto mostra le specchiature, piccole lamelle lucide che attraversano la fibra e che sono tipiche solo delle querce.

Da sapere. È ricco di tannini: a contatto con ferro bagnato forma macchie scure. Meglio non lasciare barattoli o chiavi umide sul piano.

Provenienza
Boschi europei, soprattutto Francia ed Europa centrale
Aspetto
Da biondo chiaro a nocciola, venatura marcata
Durezza
Duro, molto resistente all'usura e agli urti
Con il tempo
Si scalda verso il miele e l'ambra

Noce nazionale

Juglans regia

Fibra fine e regolare, colore bruno con venature più scure e a volte riflessi violacei. È stabile, si lavora con precisione e prende una finitura setosa.

Provenienza
Italia
Aspetto
Bruno caldo, disegno variabile da tavola a tavola
Durezza
Medio-duro, compatto
Con il tempo
Alla luce tende a schiarire e a dorarsi

Frassino

Fraxinus excelsior

Chiaro, elastico e resistente alla flessione: per questo si usa da sempre per sedie, manici degli attrezzi e remi. Ha una venatura evidente, simile al rovere ma senza specchiature.

Provenienza
Europa
Aspetto
Bianco crema, venatura in rilievo
Durezza
Duro ed elastico, poco soggetto a scheggiarsi
Con il tempo
Ingiallisce appena, verso il paglierino
Lo usiamo per
Sedia Arno

Castagno

Castanea sativa

Il legno dei boschi dell'Appennino, usato in Toscana per travi, botti e mobili di casa. Somiglia al rovere, ma è più leggero e non ha specchiature.

Da sapere. Nei primi mesi evita il sole diretto: il castagno scurisce più in fretta dove la luce batte.

Provenienza
Appennino toscano
Aspetto
Bruno nocciola, venatura ampia e marcata
Durezza
Medio-duro, ricco di tannini, resiste bene all'umidità
Con il tempo
Scurisce verso un bruno caldo
Lo usiamo per
Credenza Casentino

Ciliegio

Prunus avium

Fibra fine, superficie liscia e un colore che cambia più di qualunque altro legno: rosato quando è appena lavorato, rosso bruno ambrato dopo qualche mese.

Da sapere. Nei primi mesi non lasciare oggetti fermi sempre nello stesso punto: lascerebbero un'impronta più chiara.

Provenienza
Europa
Aspetto
Da rosato a rosso bruno, venatura discreta
Durezza
Medio-duro, compatto
Con il tempo
Scurisce molto nei primi 6-12 mesi
Lo usiamo per
Comodino Lucca

Dalla tavola grezza al banco

Un mobile si muove, si crepa o resta stabile soprattutto in base a come è stato asciugato il legno. È la parte del lavoro che non si vede e che richiede più tempo.

  1. Segagione

    I tronchi vengono segati in tavole. Per le parti che devono restare più stabili, come i piani e i frontali, preferiamo tavole segate di quarto, con gli anelli di crescita quasi verticali.

  2. Stagionatura all'aria

    Le tavole vengono accatastate sotto tettoia, separate da listelli perché l'aria circoli, con le teste sigillate per evitare spaccature. La regola tradizionale indica circa un anno per ogni 2,5 cm di spessore.

  3. Essiccazione controllata

    All'aria il legno non scende sotto l'umidità dell'ambiente esterno. Per arrivare all'8-10%, adatto a una casa riscaldata, le tavole completano l'asciugatura in essiccatoio.

  4. Riposo in laboratorio

    Prima del taglio le tavole restano alcune settimane nel laboratorio, dove misuriamo l'umidità con un igrometro. Se una tavola è fuori valore, aspetta.

  5. Lavorazione in due tempi

    Sgrossiamo i pezzi lasciandoli qualche millimetro più grandi, li lasciamo riposare perché scarichino le tensioni interne e solo dopo li portiamo a misura. Così il pezzo finito resta dritto.

umidità del legno

8-10%

L'umidità interna delle tavole quando le lavoriamo. È vicina a quella che il legno raggiunge in una casa italiana riscaldata, così il mobile cambia poco dopo la consegna.

Cataste di tavole grezze di rovere e castagno in stagionatura sotto una tettoia aperta, con le colline boscose del Casentino sullo sfondo

Gli incastri che usiamo

Un incastro ben fatto tiene per generazioni e, se un giorno si allenta, si può riaprire e rincollare. Una staffa metallica avvitata nel legno, una volta allargato il foro, no.

Incastro a coda di rondine tagliato a mano su un cassetto in castagno leggermente aperto
Dettaglio dell’incastro a tenone e mortasa della sedia Arno in frassino, fissato con una spina in legno
Coperchio in noce della madia sollevato: interno in rovere pulito e cerniera in ferro battuto a mano
  1. Tenone e mortasa

    Un'estremità del pezzo viene ridotta a un tenone rettangolare che entra a misura in una cavità, la mortasa, scavata nell'altro pezzo. Le superfici incollate sono ampie e lavorano in ogni direzione: è l'incastro che regge i telai.

    Dove: gambe e traverse delle sedie Sedia Arno e Sedia Pieve, telaio della Credenza Casentino.

  2. Coda di rondine

    Denti trapezoidali tagliati su un pezzo si incastrano in sedi della stessa forma sull'altro. Una volta montato, l'incastro non si può sfilare nella direzione in cui tiri il cassetto: resiste a migliaia di aperture.

    Dove: cassetti della Credenza Casentino e del Comodino Lucca.

  3. Maschio e femmina

    Una linguetta lungo il bordo di una tavola entra nella scanalatura della tavola accanto. Le tavole restano allineate ma possono scorrere di qualche decimo di millimetro con le stagioni, senza aprire fessure visibili.

    Dove: schiene e fondi dei contenitori, cassa della Madia Mugello.

  4. Traverse a coda di rondine

    Sotto i piani larghi inseriamo traverse con profilo a coda di rondine, fatte scorrere in un canale dello stesso profilo. Tengono il piano in piano ma non lo bloccano: il legno può allargarsi e restringersi senza spaccarsi.

    Dove: piano del Tavolo Chianti.

  5. Spine di legno

    Una spina cilindrica attraversa il tenone e la mortasa e blocca l'incastro anche se la colla, con i decenni, dovesse cedere. Usiamo spine dello stesso legno del mobile, a volte lasciate in vista.

    Dove: giunzioni portanti della Sedia Arno, con spina passante in frassino.

Le finiture

Una finitura protegge il legno dallo sporco e dall'acqua, ma cambia anche il modo in cui lo tocchi e lo mantieni. Nessuna è perfetta: ognuna è un compromesso, e per ogni mobile scegliamo quello più sensato.

FinituraCom'èVantaggiLimitiDove la usiamo
Olio naturale e cera dura Opaca o appena satinata. L'olio penetra nella fibra, la cera la chiude in superficie. Al tatto si sente il legno.
  • Graffi e segni si ritoccano in un punto solo, senza aloni
  • Esalta la venatura
  • Manutenzione semplice, a panno
  • I liquidi lasciati a lungo possono lasciare un alone
  • Va rinnovata circa una volta l'anno
Sedia Arno, Sedia Pieve, Tavolo Fiesole
Olio-cera vegetale Satinata. Un unico prodotto a base di oli e cere vegetali, steso in più mani sottili.
  • Più resistente dell'olio semplice all'acqua e alle macchie di cibo
  • Si rinnova in casa senza carteggiare
  • Teme le pentole calde e l'alcool concentrato
  • Manutenzione ogni 12-18 mesi
Tavolo Chianti, Credenza Casentino
Gommalacca e cera Lucentezza morbida e profonda. Resina naturale sciolta in alcool, stesa a tampone in molte mani.
  • Dà al ciliegio una profondità calda
  • Finitura tradizionale, riparabile
  • Teme l'acqua stagnante, l'alcool e il calore
  • Le riparazioni richiedono una mano esperta
Comodino Lucca
Lacca all'acqua Pellicola sottile, trasparente o colorata. Diluita in acqua invece che in solventi.
  • La più resistente ad acqua e macchie
  • Permette colori pieni, come il salvia
  • Si pulisce con un panno umido
  • Un graffio profondo non si ritocca in un punto: per rinnovarla va carteggiata tutta la superficie
  • Al tatto si sente meno il legno
Versione laccata salvia della Sedia Arno

Le tinte, come noce, miele, fumé o anticato, vengono applicate prima della finitura e non cambiano il modo di curare il mobile.

Cura del legno

Un mobile in massello chiede poco, ma quel poco conta. Queste indicazioni valgono per tutti i nostri mobili; nella scheda di ogni prodotto trovi anche i consigli specifici per la sua finitura.

Mano che stende olio-cera naturale con un panno di cotone su un piano in noce, facendo emergere la venatura

Ogni giorno

  • Spolvera con un panno di cotone asciutto, seguendo la venatura.
  • Per lo sporco usa un panno appena umido, poi asciuga subito.
  • Tampona i liquidi appena cadono, senza strofinare.
  • Usa sottobicchieri, sottopentola e tovagliette.

L'ambiente

40-60%

È l'umidità relativa in cui il legno sta meglio. In inverno, con il riscaldamento acceso, può scendere sotto il 30%: un umidificatore o una bacinella sul termosifone aiutano.

  • Tieni i mobili lontano da termosifoni, stufe e camini.
  • Evita il sole diretto sempre sullo stesso punto, soprattutto nei primi mesi.

Macchie e piccoli danni

  • Grasso o cibo: panno appena umido con poco sapone di Marsiglia, poi un panno pulito e asciutto.
  • Alone d'acqua su olio: lascialo asciugare, passa un tampone abrasivo fine nel senso della vena e stendi un velo d'olio.
  • Graffio leggero su olio: carta abrasiva grana 320, sempre nel senso della vena, poi olio.
  • Su gommalacca e lacca: non carteggiare. Mandaci una foto e ti diciamo come fare.

Una volta l'anno

  • Olio e cera, olio-cera: pulisci, stendi un velo sottile di prodotto di manutenzione, aspetta 15 minuti e lucida con un panno pulito.
  • Gommalacca: un velo di cera d'api, lucidato a panno.
  • Lacca: basta la pulizia ordinaria.
  • Controlla i feltrini sotto le sedie e sostituiscili se consumati.

Da non usare mai

  • Spray lucidanti e prodotti con silicone: lasciano una pellicola che impedisce all'olio di penetrare.
  • Detergenti con ammoniaca, candeggina, alcool o solventi.
  • Sgrassatori universali e salviette per superfici.
  • Pulitori a vapore e panni fradici.
  • Spugne abrasive verdi e pagliette metalliche.
  • Oggetti di ferro bagnati appoggiati su rovere e castagno.

Perché il legno massello si muove

Il legno è un materiale igroscopico: assorbe umidità dall'aria quando è umida e la cede quando è secca. Per questo un mobile in massello cambia leggermente di dimensione con le stagioni. È normale, ed è il motivo per cui va costruito in un certo modo.

Il movimento avviene quasi tutto nella larghezza delle tavole, cioè di traverso rispetto alla venatura. Nella lunghezza è trascurabile. Un piano largo 95 cm, come quello del Tavolo Chianti, può allargarsi e restringersi di alcuni millimetri fra un'estate umida e un inverno con il riscaldamento acceso.

Come lo teniamo sotto controllo

  • Lavoriamo legno stagionato all'8-10% di umidità, vicino a quella di una casa abitata.
  • Fissiamo i piani con traverse a coda di rondine e con fori asolati, che lasciano scorrere il legno.
  • Montiamo schiene e fondi a maschio e femmina, senza incollarli su tutta la lunghezza.
  • Rifiniamo tutte le facce di un pezzo, anche quelle nascoste, perché assorbano umidità in modo uniforme.

Cosa puoi notare

Un cassetto un po' più duro in estate, la prolunga del tavolo che in inverno sporge di un soffio rispetto al piano, una sottile fessura alle teste di una tavola, una leggera variazione di colore dove batte la luce. Sono caratteristiche del legno massello, non difetti.

Ti serve un mobile in un legno o una misura diversi?

Le cinque essenze e le finiture di questa pagina sono disponibili anche per i mobili su misura. Raccontaci lo spazio e ti mandiamo un disegno e un preventivo.